Pubblicazioni

La città mondo
Rovereto 1914-1918
OsirideRovereto (TN) 1998
ISBN:
8874980213

Ci sono voluti due anni - spesi fra carte d'archivio e di famiglia, ricordi, fotografie e cimeli - per ricomporre in questo volume i frammenti dell'esperienza dei roveretani nel corso del primo conflitto mondiale, al fine di rievocare e ricongiungere quei corpi, quei volti, quelle voci, che in guerra furono dispersi nel mondo e poi non ebbero più occasione e forza di riconciliarsi.

L'abbiamo fatto nel modo ormai collaudato e che ci riesce meglio: lavorando come un unico ricercatore collettivo, posto al centro di una città con la quale l'intesa è ormai quasi perfetta. Si chiede per restituire sotto altra forma, per ridare visibilità e senso complessivo a piccole, separate storie, che altrimenti rischierebbero di rimanere nascoste e povere di significato. Per quanto ha esperito nel corso del conflitto, Rovereto è da considerare una città-simbolo, una città-metafora di quell'evento separatore e distruttore, perché nulla della guerra totale le fu risparmiato: la mobilitazione degli adulti, le requisizioni, la deportazione dei "politici" e lo sfollamento di tutti gli altri, la militarizzazione dei civili, la spoliazione di ogni bene, le contrapposizioni interne... Allontanata d'improvviso e con violenza dal suo spazio storico e geografico, si trasformò in città mondo, avendo i suoi abitanti dispersi dall'uno all'altro capo della terra, dagli Stati Uniti alla Cina. Persino nella storia dei singoli microcosmi famigliari, nei percorsi divergenti fatti dai loro membri, è possibile rintracciare i segni di quella forza bellica totalitaria, che inscrisse l'esperienza dei roveretani entro un contesto internazionale nel quale parole come "annientamento", "deportazioni di massa", "piani di evacuazione generale della popolazione civile", "campi di internamento" assunsero una tragica corporeità prefigurando gli eccessi delle future "guerre di popolo".

Su quell'abisso si affaccia il libro: antologia delle molte voci che allora si levarono a cercare ragioni nell'insensatezza della guerra, pretendendo di esserne testimonianza incancellabile: autorevoli e povere, maschili e femminili, piane e gridate, caotiche e difformi, che oggi si impongono su queste pagine, anch'esse in qualche modo segnate dall'impossibilità dì ridurre ad unità formale quel caos. Di quelle voci il Laboratorio si è fatto ricettacolo, organizzandole e predisponendole per una restituzione alla comunità dalla quale un tempo uscirono: senza alcuna retorica o forzatura di senso, semplicemente lasciandole fluire all'interno di un libro-contenitore che, per la prima volta da allora, le ha ricomposte sotto il segno del rispetto.

II volume è articolato in cinque parti, ognuna delle quali è dedicata ad uno spezzone dell'esperienza di guerra (la città, i profughi, i soldati, le correnti d'opinione e le storie di famiglia, gli artisti), costruite, salvo l'ultima, allo stesso modo: una breve nota redazionale - che descrive il contesto e da conto delle fonti utilizzate - introduce all'antologia dei documenti scritti; a questi si affiancano, in un secondo livello narrativo, i documenti fotografici che in qualche caso si ritagliano, all'interno del racconto corale e sotto forma d'album, lo spazio personalizzato e autonomo della microstoria. Completano il lavoro una documentazione cartografica e una statistica, intese a dare maggior visibilità alle correnti della diaspora e una dimensione quantitativa al vissuto di guerra.

Se siamo riusciti a fare tutto ciò, lo dobbiamo a quei privati e a quelle istituzioni pubbliche che in questi due anni ci hanno agevolato nella ricerca e che in altra parte del libro ringraziamo; ma qui non possiamo esimerci dell'esprimere un segno di particolare riconoscimento a coloro che, per motivi diversi, hanno avuto una parte fondamentale nel realizzarsi dell'opera: Fulvio Fiorini e Flavia Smaniotto, da sempre nostri fotografi; Giancarlo Stefanati, da sempre nostro grafico, coautore dei libri usciti dal Laboratorio; Mauro Festini, da sempre nostro editore; e infine Ando Gilardi, che con quella sua recensione - non richiesta e inaspettata - su "Progresso Fotografico" ci ha convinti che il lavoro fatto non è inutile e ci ha fornito un motivo per continuarlo in un momento e in una situazione che suggerivano piuttosto il contrario.

Museo storico italiano della Guerra
Edizioni Osiride

A cura di:
Luciano Bettini, Mariella Bettini Cobbe, Gianni Canepel, Elsa Dalbosco Lando, Ada Debortoli, Dolores Fait Rosa, Riccarda Fedriga Giordani, Italo Ferrari, Benito Franceschini, Clara Frizzera Vianini, Ilda Giordani Bertolini, Lidia Lestani Canepel, Ferdinando Manfredi, Maria Marzani Prosser, Giovanni Morini, Mario Seber, Livia Tomasi Salvetti

Coordinatori:
Quinto Antonelli, Diego Leoni, Fabrizio Rasera