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Centocinquant'anni di Manifattura Tabacchi a Rovereto
Frammenti visivi di una storia

Manifattura Tabacchi, Rovereto

 

Da sabato 1 maggio ore 09:00
a mercoledì 30 giugno 2004 ore 18:00

Nella primavera del 2004 nei locali della Manifattura Tabacchi di Sacco di Rovereto viene allestita una mostra fotografica curata dal Laboratorio di Storia. Una trentina di grandi pannelli percorrono la vicenda della più antica fabbrica del Trentino e delle lavorazioni ad essa connesse. La Manifattura è ancora in attività, ma gli occupati sono ridotti a qualche decina e, pochi anni più tardi, la fabbrica, nel frattempo diventata privata, chiude definitivamente i battenti. E si chiude una pagina di storia durata più di un secolo e mezzo. 

La fabbrica più antica.
La Manifattura Tabacchi di Sacco inizia a produrre nel 1854 e resta in attività per oltre un secolo e mezzo. Sopravvivendo a due guerre mondiali e a un epocale cambiamento di proprietà: dal Monopolio austriaco che la realizza, al Monopolio italiano che - dopo il ‘18 - se la trova quale gradito e prezioso lascito. Durante gli anni della prima carneficina globale la fabbrica rimane chiusa ma le “zigherane” di Sacco, molte di loro almeno, continuano ad arrotolare sigari nelle manifatture imperial regie d’Austria, Boemia e Moravia dove sono state deportate con le famiglie.

La fabbrica più grande.
Nessuno stabilimento industriale in Trentino è arrivato a dare lavoro contemporaneamente e per lunghi anni a oltre 2.000 persone. Quasi tutte e quasi sempre donne. Migliaia e migliaia di donne di Sacco e di Rovereto, di Mori e di Ala, della Vallarsa, di Terragnolo e della valle di Gresta a lavorare 10-12 ore sei giorni su sette incalzate dal cottimo.

 

“Il Raccoglitore” del 28 aprile 1885 in un lungo articolo - pur critico di fronte a uno sciopero proclamato dalle lavoratrici - ci fornisce, forse involontariamente, la sintesi perfetta di quel che voleva dire, all’epoca, essere operaia della Manifattura Tabacchi di Sacco così come di una qualsiasi altra industria. E la situazione non muterà sostanzialmente nei successivi decenni. “Se con quel rude e ingrato lavoro - si legge - le donne perdono la freschezza della gioventù e diventano scialbe, in compenso pigliano quel tanto che occorre per vivere”.

 

Non spiega tuttavia l’ottocentesco articolista che quelle donne, ben presto scialbe, in fabbrica sono entrate a 12 anni - qualcuna addirittura a nove - e che per arrivare a mettersi in tasca “quel tanto che occorre per vivere” devono sottostare a ritmi di lavoro durissimi in un ambiente insalubre e governato con disciplina militaresca. E nemmeno spiega che quei quattro soldi possono ridursi a tre, o addirittura a due, se non si “riesce a fare il cottimo” che è obbligatorio. Il 50 per cento del salario è legato al raggiungimento della produzione giornaliera stabilita dalla direzione e l’operaia che non ce la fa a tenere il ritmo, si vede ridurre proporzionalmente il soldo. Quando non viene addirittura multata.

 

Il 1854 però è da considerare un anno di svolta nell’economia del Basso Trentino. Che grazie al tabacco, ovvero alla Manifattura e al lavoro delle sue donne, può far fronte almeno in parte alla gravissima crisi provocata dal progressivo smantellamento dell’industria della seta. I pochi soldi che le donne con tanta fatica riescono ogni mese a portare a casa, garantiscono la sopravvivenza a centinaia di famiglie che altrimenti sarebbero state costrette all’emigrazione. Come era stato e come sarà ancora per tante altre.

 

E in quel 1854 comincia anche la lunga marcia verso l’emancipazione della donna roveretana diventata “zigherana”: femminista ante litteram (si permette persino di fumare….) e sindacalizzata sul lavoro quel tanto che i tempi, e le paure dettate dalla miseria, possono consentire.

La fabbrica moderna.
Già ai tempi di Francesco Giuseppe, ma soprattutto dopo il passaggio al Monopolio italiano, la Manifattura tabacchi avvia una politica sociale piuttosto attenta e mette in atto una serie di servizi di avanguardia in favore dei dipendenti. È rimasto famoso il cosiddetto “incunabolo” - inaugurato nel 1923 alla presenza del principe ereditario Umberto di Savoia - ovvero il nido organizzato nella fabbrica dove le giovani mamme operaie possono lasciare il neonato che viene accudito e nutrito. Forte dell’esperienza acquisita, trent’anni più tardi la Manifattura aprirà a Sacco il primo asilo nido pubblico di Rovereto. Ma non c’è solo il nido. Ci sono il dispensario medico, le colonie marina e montana, le borse di studio per i figli dei dipendenti e tante altre iniziative anche a carattere dopolavoristico e sportivo.

Il lento declino.
Molteplici fattori hanno portato alla contrazione della produzione e alla conseguente, progressiva riduzione del numero degli occupati. Sono ancora 740 nel 1978, poco più della metà di quanti se ne potevano contare alla fine del secondo conflitto mondiale. Nel 1919 (primo anno “italiano”) la Manifattura dà lavoro a ben 1.400 persone. Ma nel 1912 erano addirittura 2.200.

Nell’ultimo periodo si producono soltanto sigarette. Non più i sigari, che le nostre “zigherane” sapevano confezionare a mano con tanta maestria. Per non dire del tabacco da fiuto del quale si è perso anche il ricordo.