Il Laboratorio di storia di Rovereto nasce nel 1989. La prima iniziativa (maggio 1990) è una mostra: "Rovereto Anni '30. Una città tra due imperi". Un successo. Segue una seconda mostra, poi i libri. Ma per saperne di più sui nostri obiettivi, il lavoro fatto e i progetti futuri è necessario andare alla pagina "la nostra storia".

Per parlare di noi che del Laboratorio facciamo parte, diciamo subito che siamo un gruppo di volontari non propriamente giovanissimi - la categoria dei pensionati è ampiamente maggioritaria - uniti dalla comune passione per la ricerca storica e per la fotografia. Una passione non fine a se stessa - non ci limitiamo alla pur lodevole e indispensabile lettura di testi storici - ma che trasferiamo sul campo per trasformarla in ricerca. Il Laboratorio diventa così collettore di storia e di storie che poi restituisce alla comunità sotto forma di mostre e di libri.

Particolarmente complesso, ancorché stimolante, il lavoro di realizzazione dell'opera dal titolo "Il diradarsi dell'oscurità". Tre grandi volumi ricchi di fotografie e scanditi da storie che raccontano il Trentino e i trentini nella seconda guerra mondiale. A questi è seguito "Almeno i nomi", libro che raccoglie le vicende degli oltre 200 trentini finiti nei campi di sterminio dopo l'8 settembre 1943

Per chiudere questa breve presentazione ricordiamo, a chi fosse interessato, che ci riuniamo almeno una volta alla settimana, generalmente il gioivedì pomeriggio. Ma non è difficile trovarci in sede anche in altri giorni. Dipende dalla complessità e dallo stato di avanzamento del lavoro nel quale siamo impegnati.

Questo il nostro indirizzo di posta elettronica:

Attualmente la squadra del Laboratorio è così composta:

  • Diego Leoni (coordinatore)
  • Nella Badoch
  • Sergio Baldo
  • Claudia Boscarato
  • Giancarla Deflorian
  • Carla Delaiti
  • Caterina De Meio
  • Dolores Fait Rosa
  • Bartolomeo Fineo
  • Graziella Lestani
  • Armando Luzzi
  • Gianfranco Nicoletti
  • Michela Pettenati
  • Rossano Recchia
  • Giovanni Tomazzoni
  • Elisa Trenti
  • Tania Vaclavikova
  • Armando Valle
  • Anita Vedovi
  • Novella Volani

 

La nostra storia

Nel fatidico anno 1989 nacque a Rovereto il Laboratorio di storia. Nacque da un'idea dell'allora assessore ai servizi sociali, Sabina Chiasera, che chiese ad alcuni storici legati alla rivista "Materiali di lavoro" di avviare, all'interno dell'Università della Terza età, un'esperienza di ricerca sulla storia-memoria della città nel XX secolo. Aderirono alla sollecitazione gli storici roveretani Diego Leoni, Fabrizio Rasera e Camillo Zadra, per conto della rivista, e un nutrito gruppo di iscritti all'Università.

L'idea, in apparenza semplice, nascondeva in realtà mille incognite e altrettante sfide: perché politicamente azzardata e imprevista (Chiasera, esponente di spicco della Democrazia Cristiana, Leoni Rasera e Zadra, militanti di sinistra e di una Storia antiaccademica), perché era una novità nell'ambito dell'Università della Terza età (forse addirittura a livello nazionale), perché avrebbe fin da subito indagato una storia difficile e una memoria divisa (gli anni del fascismo), e perché, infine, avrebbe messo fianco a fianco e a confronto due generazioni, quella dei testimoni e quella dei ricercatori, che fino a quel momento avevano avuto scarse occasioni di parlarsi. Vista la natura ibrida del gruppo che stava per costituirsi e del lavoro che avrebbe intrapreso, fu chiaro fin da subito ai coordinatori che l'unica strada percorribile era quella di innestarsi sull'esperienza dei Corsi per lavoratori (150 ore), che a Rovereto aveva vissuto fra gli anni '70 e gli anni '80 una magnifica stagione e dalla quale Leoni e Zadra provenivano.

Il primo anno di vita di quel gruppo fu occupato in una ricerca a tutto campo sulla storia della città fra le due guerre, che culminò in una grande e affollata mostra, attesa con curiosità e sospetto dai più, guardata con intensità emotiva e retrospettiva da tutti: Rovereto 1919-1939. Una città fra due imperi. Fin d'allora quel gruppo (che poi si staccherà dall'Università e diventerà autonomo, anche se sempre sostenuto dall'amministrazione comunale) si (pro)pose come un soggetto collettivo di grande attrazione dentro la città, raccoglitore e custode di storie orali, di memorialistica, di documenti, di immagini; spazio di confronto e di dibattito fra soggettività plurime e diverse; luogo di incontro fra la cultura storica dei coordinatori e l'esperienza dei corsisti che poco a poco divennero testimoni-ricercatori.

Da quella "prima prova" il lavoro di ricerca del Laboratorio di storia è continuato ininterrottamente fino ad oggi allargando progressivamente i suoi orizzonti di ricerca, mettendo a punto e affinando una sua peculiare metodologia (soprattutto nel campo della fotografia), acquistando sempre più visibilità e credibilità nella raccolta di frammenti di storia e memoria della comunità che, ricomposti, erano ad essa restituiti in forma di grandi racconti (le mostre, i libri). Il percorso che fra il 2001 e il 2003 portò alla realizzazione del volume Il popolo scomparso ha aperto per la prima volta il Laboratorio alla storia provinciale, imponendo di estendere la ricerca agli archivi di tutta Europa e ponendo le basi per la sua trasformazione in un laboratorio diffuso (o ricercatore collettivo diffuso): non solo, oggi, il gruppo non è più esclusivamente roveretano, ma ha allacciato rapporti di collaborazione con tutti i gruppi di "storia locale" e i singoli ricercatori che operano nelle valli del Trentino, così da radicarsi sempre più nella comunità e da rendere possibile, e denso di significato storiografico e identitario, quell'intento di restituzione che fin dal principio ha mosso il Laboratorio di storia.

Su questa base, ormai solida e collaudata, e con questi intenti ha preso avvio l'ultima stagione di ricerca, quella sulla storia del Trentino e dei trentini nella seconda guerra mondiale, durante la quale il Laboratorio di storia si è posto al centro di una vasta rete di collaborazioni che gli ha permesso di essere collettore - riconosciuto, solidale e fidato - di fotografie, documenti, testimonianze, storie, dati. Un flusso enorme e incandescente di informazioni e immagini che ha trovato sistemazione e forma narrativa nell'opera in tre volumi Il diradarsi dell'oscurità (editrice Egon Zandonai, Rovereto). Mentre uno spezzone di ricerca, quello sui deportati nei campi d'oltralpe, continua e diventerà libro entro il 2011, si apre per il Laboratorio di storia la fase di confronto e definizione di un nuovo settore di ricerca. Nel corso della sua attività il Laboratorio ha sollecitato molte altre iniziative di recupero della memoria storica (spesso in forma editoriale); ha raccolto e conserva migliaia di fotografie schedate secondo i criteri della Provincia autonoma di Trento, materiale cinematografico, numerose ore di testimonianze registrate, molti documenti autobiografici (depositati presso l'Archivio della scrittura popolare di Trento), un vasto archivio di materiali scolastici conservato dalla Biblioteca civica di Rovereto.